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– fanno sì che oggi San Vincenzo al Voltur-
no rappresenti il luogo di maggior concentra-
zione, in Europa, di opere di arte e artigianato
appartenenti all’Alto Medioevo, uno dei pe-
riodi meno conosciuti della nostra storia.
Insomma, San Vincenzo al Volturno merita
senza dubbio, già di per sé, un viaggio, che si
trasformerà presto nella scoperta del Molise,
una delle regioni meno conosciute, ma più af-
fascinanti d’Italia che concentra, in pochi chi-
lometri quadrati, una varietà di paesaggi e
una ricchezza di memorie storiche (dalla più
remota preistoria all’età moderna) che hanno
pochi paragoni nel nostro Paese. <
Hanno collaborato: Federico Marazzi, professo-
re ordinario di Archeologia cristiana e medieva-
le – Università degli Studi Suor Orsola Beninca-
sa, Napoli; Alessia Frisetti, dottore di ricerca in
Archeologia e specializzata in Beni archeologici,
membro del direttivo della Società degli Arche-
ologi medievisti italiani – Università Suor Orsola
Benincasa, Napoli; Francesco Di Turi, architetto.
Epigrafe funeraria del sacerdote Tamfrid (primo quarto del IX
secolo)
ficio e l’altro, che possiamo apprezzare nel-
le eleganti scalinate in muratura ancora visi-
bili nel sito archeologico, ma anche nei com-
plessi sistemi di captazione e deflusso delle
acque piovane che, con canalette in muratu-
ra e in laterizi dall’alto del colle giungono fi-
no al fiume.
Conoscenze tecniche e ampie disponibili-
tà economiche hanno reso San Vincenzo al
Volturno uno dei più grandi cantieri e luoghi
di sperimentazione dell’Europa carolingia, di-
venuto poi modello architettonico e culturale
nel Mezzogiorno medioevale.
La quantità e la varietà dei reperti rinvenuti
nel corso degli scavi – oggi custoditi presso il
Museo Archeologico nazionale di Venafro (IS) Testina in avorio di ippopotamo raffigurante un monaco (metà
circa del IX secolo)
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