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                  e lo spostamento dei blocchi stessi e di con-  La comunità monastica nel IX secolo pre-
                  seguenza la presenza di manodopera alta-    senta tutte le caratteristiche di una com-
                  mente specializzata e gerarchizzata costitu-  pleta autosufficienza, dimostrata dal vasto
                  ita da scalpellini, muratori, fabbri e falegna-  campionario di prodotti edilizi realizzati nel-
                  mi. Accanto ai blocchi cavati e squadrati in lo-  le officine monastiche, quali ad esempio ve-
                  co, si nota anche l’abbondanza di altre pezza-  tri e listelli in piombo per finestre, legni per
                  ture sottoposte a fasi di lavorazione e sboz-  infissi e travi portanti, materiali fittili di vario
                  zatura – che dobbiamo immaginare avven-     genere. Questi ultimi, piuttosto rari negli al-
                  gano nei pressi dell’edificio oggetto di lavori  tri cantieri monastici regionali, comprendo-
                  – e materiali romani di reimpiego riadattati a  no laterizi piani da pavimentazione e da co-
                  nuova funzione, tramite uso di seghe a pen-  pertura, coppi, tubuli e tegole per il deflusso
                  dolo, gradine, scalpelli e subbie.          delle acque.
                  Il processo di messa in opera dei materiali –  La presenza sistematica di contrassegni inci-
                  che produce diversi tipi di tecniche murarie  si a fresco sugli esemplari fa inoltre presup-
                  che vanno dai paramenti a grandi blocchi alle  porre un serrato sistema di stoccaggio – cui
                  murature incerte con o senza filari di orizzon-  dovevano sovraintendere i monaci stessi –
                  tamento – si caratterizza anche per la produ-  con controllo della qualità e conteggio del pa-
                  zione di malta, ben attestata dal rinvenimen-  gamento da versare ai fornaciai.
                  to di grandi miscelatori per la preparazione del  Comprendiamo quindi, grazie ai dati di scavo,
                  grassello. Individuati in contesti sia di IX che di  quale possa essere stato lo sforzo ingegneri-
                  XI secolo e posti sempre in prossimità di edi-  stico non solo volto all’edificazione delle fab-
                  fici in fase di costruzione o di restauro, que-  briche monastiche – come la Basilica Maior e il
                  ste strutture provvisorie potevano prevede-  recinto difensivo lungo il Volturno – ma anche
                  re un sistema di pali collegati a un sostegno  nel risolvere complicazioni logistiche dovute
                  verticale centrale e azionati da forza umana  all’orogenesi dell’area in cui sorge l’insedia-
                  o animale (“tipo Gutscher”), ovvero lo scavo di  mento. Quest’ultima, caratterizzata da note-
                  una semplice buca circolare in cui mescolare il  voli dislivelli e salti di quota, ha reso necessa-
                  composto con uso di pale e bastoni.         ri numerosi collegamenti verticali tra un edi-




























                  Miscelatori e vasche per il grassello dagli scavi del monastero



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