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professione
Maria Cicchitti
La città accessibile e inclusiva
Una pianificazione mirata e versatile, aperta alla fruizione degli
spazi pubblici, verso la “progettazione universale” per una
migliore qualità della vita di tutta la comunità urbana
li spazi pubblici delle città oggi sono che l’abitante tipo più che essere un model-
adatti a chi li abita? Sono pienamen- lo universale è un modello univoco, che ren-
G te fruibili da tutti? Purtroppo no, non de difficile valutare e cogliere le esigenze di
ovunque e non da tutti. un’ampia fascia di popolazione che, per età,
Le città europee, grandi, medie o piccole, so- mobilità o abilità, non si conforma a quello
no lo scenario di complesse e molteplici rela- standard. Infatti, se si allarga lo sguardo a co-
zioni tra residenti, pendolari, visitatori, immi- me le persone fruiscono degli spazi e alle lo-
grati. Soprattutto nei luoghi marginali sten- ro esigenze si scopre come il modello assun-
tano a sostenere i cambiamenti sociali in at- to, lungi dall’essere universale, ne ha, invece,
to, col rischio di diventare territori di esclu- escluso molti altri:
sione ed emarginazione, di alimentare nuove • gli anziani con le proprie esigenze di mobi-
paure e divisioni. Nell’era della comunicazione lità e di socializzazione, che sono sempre
globale, le nostre comunità sembrano inca- più numerosi nel nostro paese, a elevato
paci di progettare spazi di qualità che, invece, processo d’invecchiamento;
sempre più spesso, sono connotati da scarsa • i bambini, le mamme in attesa, le perso-
accessibilità e da insufficiente fruibilità. Que- ne che spingono passeggini, le donne, la
sta condizione può comportare la marginaliz- cui mobilità è composta da una maggio-
zazione dei soggetti più fragili: anziani, bam- re pedonalità e da un più frequente uso dei
bini, mamme in attesa, immigrati, portatori di mezzi pubblici;
varie disabilità fisiche o sensoriali. • le persone con ridotte capacità motorie o
Eppure, poter fruire degli spazi pubblici da sensoriali, sia temporanee che permanen-
parte di tutti è un diritto universale. È anche ti, le cui esigenze richiedono una partico-
una delle risposte che le comunità posso- lare cura nella progettazione dello spazio
no opporre alla emarginazione sociale, al fi- pubblico.
ne di costruire qualità identitarie nuove: ogni La “Progettazione universale” (o “Univer-
intervento volto alla realizzazione di spazi ac- sal design”) è stata definita dalla Convenzio-
cessibili e inclusivi non solo migliora la quali- ne ONU sui diritti delle persone con disabilità
tà della vita e l’integrazione di un determina- come: «(…) la progettazione di prodotti, ambien-
to gruppo sociale, ma facilita la vita di tutta la ti, programmi e servizi usabili da tutte le perso-
comunità. ne, nella misura più estesa possibile, senza il bi-
Una delle ragioni della difficoltà di accogliere sogno di adattamenti o di progettazioni specia-
i cambiamenti sociali in corso è nel fatto che lizzate. La “progettazione universale” non esclu-
la pianificazione degli spazi delle città, antichi de dispositivi di sostegno per particolari grup-
o nuovi, centrali o periferici, così come la pia- pi di persone con disabilità ove siano necessa-
nificazione della mobilità urbana, siano state ri». (L. 18/2009, di ratifica della Convenzione
nell’ultimo secolo prevalentemente confor- ONU sui diritti delle persone con disabilità del
mate all’abitante tipo, assunto come modello 2006)
di riferimento: maschio, autosufficiente, au- La Progettazione universale applica un cam-
tomobilista. Col tempo si è compreso, invece, bio culturale nel processo progettuale e nella
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