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Il dualismo si ritrova anche all’interno, dove i sa. Così, nel ventre della collina, al termine del
percorsi più rapidi, pensati per agevolare gli lungo corridoio con cui ci si lascia alle spalle
spostamenti, sono strutturati per accorcia- il parco per essere traghettati all’interno del-
re le distanze servendosi di scale interne e la costruzione, si stagliano nella loro assolu-
corridoi tangenti alle stanze. Quelli che inve- tezza lo scalone elicoidale, simbolo del Gira-
ce offrono il piacere della scoperta si caratte- sole, e l’ascensore che dalla sua spirale vie-
rizzano per la tensione visiva offerta a chi li ne avvolto. Le due anime antitetiche sono qui
percorre. In quest’ottica è possibile osserva- messe in relazione, l’una a completamento
re come, mentre i primi sono per lo più celati dell’altra.
all’occhio del visitatore occasionale, gli altri gli Non è un caso che lnvernizzi abbia scelto la
sono invece proposti. torre quale teatro di questo connubio. L’inge-
A fare eccezione vi è il cuore del Girasole. Là gnere, come un abile regista, ha messo sul-
dove un tempo nasceva il moto della Villa, ci la scena gli attori dell’opera nel luogo simbolo
si trova al cospetto di modernità e tradizio- della stessa: tecnologia e modernità si com-
ne, senza che nessuna delle opportunità di penetrano nel volume cilindrico che tiene uni-
percorrenza ad esse associate venga preclu- ti basamento e corpo mobile della Villa.
Foto Lorenzo Linthout
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