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                  I giardini orientali di Cina e Giappone già da
                  molti secoli riproducono un paesaggio infor-
                  male e “naturaliforme”. La progettazione dei
                  giardini riflette l’elevata densità di popola-
                  zione che ha sempre caratterizzato questi
                  paesi; infatti i giardini orientali sono la mas-
                  sima espressione dell’arte della miniaturiz-
                  zazione, in conseguenza del poco spazio di-
                  sponibile.
                  I giardini cinesi, e, in genere quelli dell’estre-
                  mo oriente, furono fortemente influenzati
                  anche dalla religione. Il Buddismo promuove
                  attenzione e ammirazione verso il paesag-
                  gio naturale, ed è logico che i giardini segua-
                  no questa inclinazione. I giardini cinesi sono
                  dunque i primi giardini paesistici, dove l’in-
                  tento è quello di riprodurre la natura. I va-
                  ri elementi del paesaggio, piante, alberi, pie-
                  tre, assumono un significato simbolico fino
                  al punto di essere compressi in canoni molto
                  rigidi e i giardini divennero luoghi progetta-
                  ti per stimolare la meditazione e la serenità. I
                  giardini di piccole dimensioni, sempre circon-
                  dati da mura, ospitano rocce, ghiaia e sabbia
                  assieme a poche rare piante, dovevano sug-
                  gerire forme e paesaggi. Non mancano i giar-
                  dini da passeggio, con una serie di vedute e di
                  esperienze, legate a un rigido percorso all’in-
                  terno del giardino stesso. Il percorso ideal-
                  mente deve seguire un andamento in senso
                  orario attorno a un lago dalle forme irregola-
                  ri, e presentare curve e deviazioni in relazio-  Lago di Como, Villa Balbaniello, fotografia di Dario Fusaro
                  ne alla topografia e alla vegetazione, in mo-
                  do tale che il giardino non risulti visibile nella
                  sua interezza da nessun punto del percorso.  zioni, sia nelle forme dei manufatti sia degli
                  Ciascuna veduta era composta e inquadra-    elementi naturali.
                  ta con molta attenzione. Gli edifici, la villa, il
                  padiglione del the, i ponti, apparivano di vol-  Nel ’700 con il giardino irregolare, si tornò al-
                  ta in volta perfettamente inseriti in ogni ve-  la natura maestra dell’uomo: al bando le sim-
                  duta, in equilibrio con rocce, spiagge di ghiaia  metrie e le divisioni geometriche, si cercarono
                  e piante. La pavimentazione stessa del per-  forme naturali e gli alberi vennero disposti a
                  corso variava di tratto in tratto modificando  gruppi per formare dei boschetti. Prende for-
                  l’esperienza  del visitatore.  In  questi giardi-  ma il giardino paesaggistico inglese che ab-
                  ni orientali tutto il paesaggio risulta natura-  bandona gli schemi artificiosi e dove la natu-
                  le pur essendo progettato nei minimi detta-  ra è spontaneità, disordine e non costrizione.
                  gli e con lo studio approfondito delle propor-  L’uomo non deve dominare la natura ma ordi-




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