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abbandonata al degrado e ai vandalismi, fino
al momento in cui nel 2010 si rinnova la con-
cessione di derivazione per lo sfruttamento
idroelettrico delle acque e si rende così possi-
bile la ristrutturazione dell’intero sistema pro-
duttivo di energia elettrica (fig. 15 e 16).
Con un attento lavoro di restauro conservati-
vo il livello 0 (galleria sala macchine) e l’invo-
lucro esterno dell’edificio hanno mantenuto i
caratteri originari.
Ciò fu reso possibile dal miglioramento tecno-
logico delle macchine idrauliche ed elettriche
di nuova installazione che, riducendo conside-
revolmente i volumi di ingombro, hanno per-
messo di posizionare la nuova parte tecnolo-
gica ai livelli -1 e -2 senza dover interferire con
il livello 0. A livello della galleria si conservano
nella loro suggestiva bellezza come moderne
installazioni artistiche le carcasse esterne in
acciaio degli alternatori, le macchine a servi-
zio del funzionamento delle vecchie turbine e il
pulpito di comando con i vari quadri elettrici ri-
salenti all’epoca della costruzione (1909).
La nuova centrale idroelettrica oggi è tornata
produttiva e sfrutta una portata massima di
60 m3/s con un salto nominale di 4,83 m. La
portata ora alimenta solo due turbine Kaplan
che forniscono ciascuna una potenza mas-
sima di 1141,3 kW e una potenza elettrica di
1200kVA. <
Fig. 16. Crespi d’Adda, centrale idroelettrica restaurata, galleria
sala macchine Dalla visione diretta e dall’analisi dell’architettu-
ra del villaggio di Crespi d’Adda emerge la predi-
lezione per il neogotico e per la cultura lombarda
no ubicati gli alternatori e i quadri elettrici e il più in generale e si evidenzia l’interazione di due ti-
pulpito di comando. pologie costanti, una di carattere tecnico-decora-
Il disegno dell’interno della galleria è stato tivo in relazione al materiale da costruzione: late-
sviluppato dall’architetto Ernesto Pirovano rizio intonacato, laterizio vivo, conglomerato detto
che in modo suggestivo ha interpretato que- ceppo, legno; l’altra di ordine architettonico -fun-
sto spazio produttivo come spazio scenogra- zionale in relazione alla permanenza di costanti ti-
fico: pavimento in legno, decorazioni parietali pologiche nei moduli planimetrici geometrici, nei
dipinte a tempera e gli stessi finimenti in ac- rapporti di dislocazione simmetrici rispetto a una
ciaio e ghisa presentano lavorazioni che ne suddivisione a scacchiera del piano urbanistico. Il
esaltano la raffinata ricercatezza. fascino di Crespi d’Adda deriva dalla conservazio-
La centrale rimase operativa fino al 1992. Nel ne quasi perfetta del suo tessuto urbano e dal feli-
2003 lo stabilimento fu dismesso e la centrale ce rapporto con la natura del paesaggio dell’Adda.
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