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e il “contributivo” fino alla costituzione della fondazione INARCASSA, braccio operativo della previ-
                  denza a diretto supporto della professione.
                  Ma la sostanza che ritengo più concreta nel ricordo dell’Ing. di Martino, non è legata ai risultati otte-
                  nuti nell’ambito professionale economico o di potere, sempre interpretabili e opinabili, ma lo spirito
                  con cui ha interpretato e intrapreso un percorso d’impegno sociale dedicato alla comunità.
                  Il contributo che ognuno di noi lascia a composizione del bene comune è l’unica cosa che sopravvi-
                  verà alla nostra dipartita. Questo Mauro di Martino è riuscito sicuramente ad imprimere nelle basi
                  che legano inevitabilmente Ingegneri e Architetti per il loro futuro pensionistico. Senza riserve si è
                  sempre speso al servizio dell’ente avendo dalla sua la lucidità di chi ne ha processato l’evoluzione fi-
                  no ai giorni nostri.
                  Ha potuto, con l’autorevolezza di chi conosce le pieghe di un organismo complesso come un ente
                  previdenziale, dare il suo contributo in quasi tutti i ruoli dell’istituto, dal Delegato, alla direzione della
                  rivista Inarcassa, dal membro del consiglio della Fondazione, a quello di consigliere del CdA INARCAS-
                  SA, mantenendo anche la sua vicepresidenza, dopo la quale, era già in pectore una futura e prevedi-
                  bile carica d’elezione a Presidente.
                  Ma la vita, parafrasando un versetto del musicista John Lennon “è quella cosa che ci accade mentre
                  siamo occupati a fare altri progetti”. Gli eventi che il fato gli ha riservato hanno di fatto spazzato via
                  l’inessenziale facendo riaffiorare solo quello che conta, l’uomo.
                  Mauro a seguito di un profondo lutto personale, rinuncia a posizioni di potere e di meritato ricono-
                  scimento di una vita dedicata al lavoro, all’apice della sua carriera quale portatore di pensiero ricono-
                  sciuto da molti e condiviso da tanti.
                  L’uomo e i suoi valori essenziali hanno preso il sopravvento rispetto al compimento di un progetto
                  che si stava concretizzando, ridefinendo la dedizione profusa fino ad allora, portandolo, con la sua
                  consueta responsabilità e aplomb, verso un graduale ma inesorabile passaggio di consegne verso chi
                  ne ha raccolto le redini e l’eredità politica d’impegno verso la comunità nonché culturale.
                  Questo passaggio ha dato la misura di quanto il potere ed il ritorno economico personale fosse se-
                  condario rispetto all’importanza che esso riponeva nei valori in cui lui credeva, valori che hanno co-
                  stituito la sua operatività nell’ambito sociale professionale, di cui INARCASSA ha sempre rappresen-
                  tato lo spirito di appartenenza alla professione libera e indipendente.
                  Alla fine, quel che resta di noi sono i mattoni che hai forgiato, a costruzione di una casa comune, a
                  protezione della cura e del rispetto delle nostre diversità, infinite, a testimonianza della nostra im-
                  mortalità.

                                                                                       Francesco Delitala


                  Per un amico
                  Questo è l’omaggio a un amico, prima di tutto… una persona un po’ riservata, in effetti, che all’ap-
                  parenza incuteva anche un po’ di soggezione, ma era solo un effetto della sua naturale riservatez-
                  za; una volta superato lo steccato della fiducia, apparivano subito spontanei la sua affabilità e il suo
                  garbo nel trattare con gli altri. Una gentilezza dei modi nell’approccio con le persone che, per questo,
                  non è cambiata con l’assunzione di incarichi all’interno di Inarcassa. Una dote che ho avuto modo di
                  apprezzare nella prima esperienza in Comitato di Redazione, dove la sua direzione si era presto rive-
                  lata più una forma di aiuto e una guida sicura ad acquisire esperienza, che non un ruolo di comando.
                  Era un maestro, ma non lo dava a vedere. E la schiettezza nel manifestare questa sua qualità è sta-
                  ta confermata nella veste di Vicepresidente di Inarcassa, con la sensibilità e, al tempo stesso, la de-
                  terminazione che gli erano propri. Avendo avuto il privilegio di lavorare con lui, ho potuto apprezzar-
                  ne il contributo di idee e la visione aperta nell’intraprendere un processo di sviluppo della libera pro-
                  fessione e condividere le possibili forme di divulgazione e riconoscimento del valore ad essa sotte-
                  si per il progredire della società.
                  Mauro però è stato anche l’artefice della Rivista, nella forma che adesso state sfogliando tra le ma-
                  ni, o leggendo sul tablet, dove insieme ai temi di previdenza e assistenza troviamo incursioni a sfon-



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