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professione
to, è purtroppo solo auspicabile in un prossi-
mo futuro.
Anche l’adozione del vecchio modello che “con-
sente di fare tutto quello che non è espressa-
mente vietato” sarebbe auspicabile e sicura-
mente più semplice. Tuttavia, indicare ciò che
è vietato richiede comunque del tempo che al
momento non c’è.
In questo istante che potremmo definire di
“standby” si stanno rimandando, per so-
pravvivere, tutti gli adempimenti possibili. I
tempi stringono e recuperare in fretta quan-
to perso è necessario più che mai, anche per-
ché i vari decreti, emessi con urgenza e con-
traddistinti in genere da gradevoli diciture a
testimonianza della buona volontà del legi-
slatore, spesso non hanno ottenuto l’effet-
to sperato ragion per cui sarebbe forse op-
portuno utilizzare provvedimenti forti e di si-
curo effetto.
È fuori discussione che il Covid-19 sia un
evento eccezionale sicuramente per le dram-
matiche conseguenze sanitarie ma anche
per l’eccezionale crisi economica che ne con-
segue. Crisi che dovrebbe essere contrasta-
ta con interventi eccezionali e immediati per
non correre il rischio di rendere irreversibi-
li questi danni.
Sono forse utili contro la burocrazia provve-
dimenti temporanei, di poche pagine, chiari e
con pochi dubbi sull’interpretazione. Se infi-
ne questi provvedimenti, anche se giustifica-
ti dall’emergenza e dalla temporaneità, non
risultassero fattibili rimarrebbe solo il cosid-
detto “Modello Genova” con nomina di com-
missari a livello statale e locale che abbiano
il potere di decidere in modo da dare delle ri-
sposte certe e in tempi rapidi, consenten-
do la possibilità di cogliere quelle opportuni-
tà che potrebbero capitare al momento del-
la ripresa.
In una vecchia intervista il magistrato Raffa-
ele Cantone disse che “in Italia sburocratizza-
re vuol dire avere le mani libere dai controlli”.
Ma non è detto che debba essere necessaria-
iStock.com/studioportosabbia mente così. <
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