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Mauro e dintorni
                  “A Giuseppe, amico e fratello, che non si sporca mai le cravatte perché non mangia i cibi succulenti che
                  piacciono a noi. E per l’Inter farebbe pure fioretti di digiuno. Spero di conservare per sempre la tua ami-
                  cizia.” Mauro
                  Mi piace pensare ad Inarcassa come una grande community dove si ha l’opportunità di incontrare
                  colleghi con i tuoi stessi interessi previdenziali, con le esigenze e le problematiche della libera pro-
                  fessione, ma anche tecnici competenti ed esperti, ricchi di umanità e con l’orgoglio di essere iscrit-
                  ti a un grande Ente di Previdenza. Mauro di Martino era tutto questo per me ed è stato uno dei tre
                  “costruttori” a cui devo tutto se oggi sono presidente.
                  Raccontare i tanti progetti che ha portato a termine per la Cassa è veramente difficile, ma vale la pe-
                  na ricordare l’evoluzione della nostra Rivista, trasformata da mera raccolta di bilanci a finestra illumi-
                  nante sulla previdenza; la sfida impossibile di Inarcommunity anticipatrice di dibattiti previdenziali un
                  tempo impensabili; la svolta dei supplementi, da biennali retributivi a quinquennali contributivi con lo
                  sguardo rivolto al sostegno delle generazioni future; la sofferta ma necessaria riforma del 2012, per
                  una sostenibilità certa e un’adeguatezza da costruire; la ristrutturazione della direzione immobiliare
                  verso un modello in continuo miglioramento. Mauro è stato il motore silenzioso, mai fuori giri, che al
                  ritmo di molte, troppe sigarette, era capace di trasformare un’idea in una sorgente di energia. Quan-
                  do tutto sembrava impantanarsi nella dialettica, lui trovava la soluzione invisibile agli occhi di molti.
                  Mi piace anche offrire ai lettori di queste pagine i ricordi, di quando era vicepresidente, persi nel-
                  le chiacchierate la sera dopo il Comitato Nazionale, davanti a un cognac, rigorosamente all’aper-
                  to per umettare il sigaro; le favole inchiostrate in due volumetti per far comprendere la differen-
                  za fra cuocere e cucinare; la sua matita sempre appuntita; un libro vissuto, spiegazzato e regala-
                  to a chi gli era simpatico; la quasi unica cravatta indossata, al 50ennale di Inarcassa, immortalata
                  in una foto sulla mia scrivania a Roma.
                  E ancora, non più consigliere, in prima fila in Comitato Nazionale, lato corridoio per uscire a fumare
                  senza disturbare, con una tazzina di caffè allungata da un nuovo vicepresidente, isolano come lui,
                  e da non più delegato i pomeriggi domenicali a un cellulare finalmente degno di questo nome so-
                  lo per dirsi: ‘ciao come va?’; le speranze marinare nell’adorato nipote in prestito alla monarchia bri-
                  tannica; il mondo che non hai voluto camminare da turista con tutti noi.
                  Ho una foto, ho tante foto, di Inarcassa e dintorni e un giorno te le mostrerò tutte.

                                                                                       Giuseppe Santoro



                  Chi era Mauro per me?
                  Un distinto e colto signore, un po’ snob, riservato, geniale ma soprattutto un amico.
                  Se sono diventata presidente di Inarcassa devo dire grazie anche a Mauro Di Martino, che, assie-
                  me ad un altro signore Matteo De Marino, ho avuto la fortuna di incontrare.
                  Non amava le luci della ribalta ma sapeva esserti accanto; è stato il mio mentore che, con grande
                  disponibilità e pazienza, mi ha accompagnato, sostenuto ed aiutato.
                  Ricordo un aneddoto, quando nel 2000 mi invitarono (per la prima volta dopo anni Inarcassa era
                  stata nuovamente invitata) a salire sul palco per portare il saluto al Congresso Nazionale degli In-
                  gegneri, non sapevo proprio cosa dire: ma accanto a me c’era Mauro e questo è bastato perché la
                  prima uscita fosse un successo.
                  Abbiamo trascorso quindici anni assieme seduti allo stesso tavolo in Inarcassa, anni di grande la-
                  voro e impegno, ricchi di soddisfazioni, ma a volte anche molto difficili, e Mauro era presente sem-
                  pre, talvolta a costo di grandissimi sacrifici, senza far mancare il suo sostegno con generosità rara.
                  Ma come non ricordare Mauro “scrittore”, ottimo cuoco e bongustaio?
                  Le piacevoli serate conviviali tra amici?
                  Il meraviglioso mazzo di rose bianche che ogni anno mi inviava per il compleanno?
                  Non abbiamo più avuto modo di incontrarci dopo lo splendido fine settimana nella tua villa al mare.
                  Mauro te ne sei andato in punta di piedi, ma certamente il tuo ricordo rimarrà impresso nel mio cuore.

                                                                                        Paola Muratorio


                                                                                                        45
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