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                    Vittorio Camerini



                                      Il Jazz da New Orleans

                                      a Bologna




                         el dopoguerra, con la ripresa della vita  ta per rialzare la testa dopo gli anni bui del-
                         universitaria, interrotta nella sua nor-  la guerra.
                 N malità dal secondo conflitto mondiale,  Negli anni ’50 Pupi Avati aveva 16 anni e di-
                  che aveva visto tanti caduti anche fra i giova-
                  ni universitari bolognesi, la città ed i suoi stu-
                  denti diedero vita a una nuova “goia di vive-
                  re”, che esprimeva il proprio fervore nell’inno-
                  vativo genere musicale di importazione ame-
                  ricana: il jazz.
                  Ascoltando e facendo propria la musica pro-
                  veniente dal Sud degli States il jazz esprime-
                  va l’eco della tradizione dei canti di lavoro e
                  delle sonorità afroamericane e creole delle
                  quali la città di New Orleans, con le sue va-
                  riegate popolazioni, era divenuta la maggio-
                  re interprete.
                  Pupi Avati ricorda che il mondo goliardico
                  dell’Alma Mater Studiorum, in occasione del-
                  la festa delle Matricole allestiva un carro trai-
                  nato da buoi, sul quale, nell’euforia generale,
                  i gruppi Jazz della città si esibivano alla ma-
                  niera di New Orleans, percorrendo le vie del-
                  la città.
                  Nelle edizioni successive della manifestazio-
                  ne il carro fu sostituito da un camion, e su di
                  esso suonavano anche figure mitiche come
                  Hengel Gualdi e Pupi Avati.
                  Le cantine di Bologna diventarono il protet-
                  to e pittoresco punto di incontro ove poter li-
                  berare tutta l’energia delle nuove sonorità
                  del trombone, del clarinetto, del banjo e del-
                  la batteria.
                  La frequentazione delle cantine rinsaldò l’af-
                  fiatamento fra questi nuovi musicisti che,
                  grazie anche al ripristino della “festa del-
                  le matricole” universitarie, uscirono allo sco-
                  perto in una città ancora devastata dalle
                  bombe, ma capace di riconoscere in questo
                  traboccante entusiasmo giovanile la forza e
                  l’ottimismo  del  proprio  carattere e  la  spin-
                                                              Gianfranco Petrucci, Batterista della Dott. Dixie Jazz Band



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