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ne della pratica architettonica non come si
                                                              farebbe in un trattato “ma piuttosto come un
                                                              esercizio”, volto a definire “il campo di com-
                                                              petenza e l’articolazione esistente tra le di-
                                                              scipline del progetto architettonico”. Insom-
                                                              ma, da questo libro emerge un Gregotti che
                                                              vuole far dialogare la geografia con i segni ar-
                                                              chitettonici, sovvertendo la metodologia del-
                                                              la progettazione.
                                                              Altra nota opera è       Gregotti vuole far dialogare
                                                              “La città visibile” del     la geografica con i segni
                                                              1991. In questo li-     architettonici, sovvertendo il
                                                              bro l’autore pren-
                                                              de atto del cambia-        metodo di progettazione
                                                              mento che è avve-
                                                              nuto nei precedenti 40 anni tra gli architet-
                                                              ti, sempre più attenti al contesto geografico
                                                              e storico, con progetti che diventano “dialo-
                                                              go tra l’esistente e le modifiche che farà”. Il
                                                              libro si pone, attraverso esempi concreti, la
                                                              domanda su come progettare una città, par-
                                                              tendo “dalla città stessa e dalla sua storia”,
                                                              pur rimanendo sempre aperta la possibilità
                                                              di proporre un “nuovo stato di equilibrio”, che
                                                              si basi su “riordino e chiarezza”, elementi im-
                                                              prescindibili in architettura. <
                  Gregotti Associati, Concorso per la nuova sede dell’Università
                  degli Studi della Calabria, Cosenza, 1973-1981. ©Comune di
                  Milano, CASVA





                   VITTORIO GREGOTTI, UNA VITA PER L’ARCHITETTURA
                   Vittorio Gregotti nasce a Novara, il 10 agosto 1927. Laureato in architettura al Politecnico di Milano, Gregotti ha poi
                   insegnato a Venezia, Milano e Palermo. È stato anche chiamato a intervenire in diverse conferenze internazionali nelle
                   università di Tokyo, Buenos Aires, San Paolo, Losanna, Harvard, Filadelfia, Princeton e Cambridge.
                   Inizia a lavorare nel 1947 durante un soggiorno di sei mesi a Parigi presso il prestigioso studio dei fratelli Gustave, Claude
                   e Auguste Perret. Si laurea in Architettura al Politecnico di Milano nel 1952. Sotto la guida di Ernesto Nathan Rogers,
                   continua ad esercitare la sua professione presso lo studio BBPR. Nel 1951 firma insieme a Rogers la sua prima sala alla
                   Triennale di Milano per poi sbarcare al CIAM di Londra.
                   Gregotti avvia anche una collaborazione con la storica rivista Casabella, diretta in quegli anni proprio da Rogers. Ne diven-
                   terà a sua volta direttore nel 1982, ruolo che ha ricoperto fino al 1996. Negli anni entrerà in contatto con Le Corbusier, Ove
                   Arup, Cornelis van Eesteren, Gropius, e Henry van de Velde, maestro dello stile liberty. Proprio influenzato da quest’ultimo,
                   si lega in una fase iniziale al movimento Neoliberty in reazione al Movimento moderno e alla sua interpretazione italiana
                   definita Razionalismo italiano. Vittorio Gregotti è stato anche direttore delle arti visive alla Biennale di Venezia dal 1974 al
                   1976. Nel 1974 crea il suo studio professionale “Gregotti Associati International”, che da allora ha realizzato vari progetti
                   nazionali e internazionali. È morto a Milano il 15 marzo 2020, stroncato da una polmonite.




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