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qualcuno tirasse le coperte. Pensò a un gatto  Tuttavia Lucio cominciò a pensare di cambiar
                  che, entrato di soppiatto, si volesse arrampi-  casa e, fra serio e scherzoso, mi disse che in
                  care sul letto, ma, accesa la luce ed effettua-  Inghilterra una casa con i fantasmi si vende-
                  to un rapido controllo, nella stanza non c’e-  va a un prezzo doppio, aggiungendo “…e pen-
                  ra nessuno.                                 sare che qui adesso del fantasma non c’è più
                  Morandi raccontò la cosa a Lucio, che gli dis-  neanche l’ombra!”. <
                  se “La prossima volta, beviti una camomilla”.
                  Pochi giorni dopo anche Ron fu ospite di Lu-
                  cio. Stessa camera, stesso copione! Con l’ag-
                  giunta che, a suo dire, Ron aveva avvertito
                  qualcosa di simile a colpi sul letto, senza che
                  vi fosse nessun’altro nella stanza.
                  Questi racconti indussero Lucio a pensare di
                  avere la casa infestata da fantasmi, perché
                  ogni suo ospite nella notte veniva a trovarsi
                  in questa situazione.
                  Nei giorni seguenti l’emozione e il racconto
                  della scoperta della daga lasciarono ben pre-
                  sto spazio all’inquietudine che quell’oggetto,
                  unitamente alle esperienze notturne dei suoi
                  ospiti, provocava in lui.
                  Si rivolse allora a Padre Michele Casali, deca-
                  no della Basilica di San Domenico e suo con-
                  sigliere spirituale e, spiegatigli i fatti, gli chie-
                  se se esistesse un esorcista “ghostbuster”.
                  Fu deciso di interpellare un religioso di Pie-
                  tramala, che si diceva avesse questa facoltà
                  (Padre Umile).
                  Ricordo che il giorno della venuta di questo
                  religioso, Lucio mi chiese di presenziare.
                  Non appena il religioso entrò nella casa, fu
                  preso  da  un  fortissimo  tremore.  Lucio  e  io
                  lo rincuorammo. Ma lui subito disse che in
                  quella casa c’era qualcosa che alterava il suo
                  equilibrio. Dopo aver riflettuto, Lucio par-
                  lò della daga che stava appoggiata sul bor-
                  do del pozzo.
                  Cessato il tremito violento, il frate si fece ac-
                  compagnare al pozzo.
                  Visto l’oggetto ci disse che questo aveva uc-
                  ciso certamente molte persone in guerre lon-
                  tane nel tempo e, presa la daga, disse a Lu-
                  cio che l’avrebbe portata con sé a Pietramala,
                  ma che la avrebbe restituita.
                  Mesi dopo la daga ritornò in Vicolo Mariscotti
                  e di eventi strani non ne accaddero più.    Lucio Dalla al pianoforte




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