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editoriale


                         Giuseppe Santoro

                                                       n tempo, non molti anni fa, fregiarsi del titolo di libero pro-
                                                       fessionista significava distinguersi da attività subordinate
           L’imprevidenza                        U guardando ad un avvenire ricco di soddisfazioni, impegni
                                                 lavorativi, innovazioni, sfide. Futuro insomma.

            e il coraggio di                     Un futuro che si porta dietro retaggi di impronte ordinistiche e di
                                                 mestieri nati nei primi anni del ‘900, tuttora regolamentati da leg-
         guardare avanti                         gi e cornici deteriorate e vetuste. Non solo. Oggi esistono profes-
                                                 sioni che da anni non sono più riconoscibili, mentre già si affac-
                                                 ciano nuove qualifiche, nuove attività e modi di operare. Il lavo-
                                                 ro non è e non sarà più lo stesso, continuerà a cambiare. Le sue
                                                 mutazioni si nascondono tra le righe di leggi e norme in continua
                                                 evoluzione, nelle esigenze della collettività, nella difesa e soste-
                  nibilità di un ambiente malato, nella gestione di emergenze sanitarie un tempo impensabili. La flessi-
                  bilità da un lato e la specializzazione di arti e mestieri dall’altro, sono le sollecitazioni che giungono da
                  un’economia sempre più in trasformazione, sempre più tecnologica e virtuale.
                  E al tempo stesso siamo un Paese che invecchia. E la vecchiaia, si sa, rende più fragili. Un Paese che an-
                  cora mal riesce ad avere una visione da offrire alle prossime generazioni e che – pur confermando sti-
                  ma e ammirazione per l’attuale Governo in carica – ragiona e agisce sull’emergenza. Una miopia, que-
                  sta, che colpisce tutte le aree produttive, ivi comprese le Casse di previdenza. Ma se non riprendiamo
                  a ragionare sul nostro futuro, sulle aperture e non più sulle chiusure, su quelle che saranno le prossi-
                  me platee e le nostre risorse, se non impareremo ad andare al di fuori degli schemi, aprendo i nostri re-
                  cinti per vedere come attrarre professioni che non si riconoscono negli Ordini e che pure hanno biso-
                  gno di una loro previdenza, allora anche noi rischieremo di cadere nella più nefasta delle imprevidenze.
                  Sarà necessario guardare alle platee anche intergenerazionali e questo senza rinunciare alla nostra ani-
                  ma libero professionale indiscutibile ed esclusiva. Abbiamo quasi 300 mila professionisti laureati in in-
                  gegneria e architettura e anche in area tecnica, ai quali non importa di essere iscritti ad un albo, ma
                  sono liberi professionisti, designer, ingegneri informatici, biomedicali, godono anche di redditi discreti,
                  hanno la partita IVA, non sono dipendenti. Tutti laureati in ingegneria e architettura, che non sono iscrit-
                  ti all’Ordine e vanno a versare alla gestione separata. Iniziamo a pensare da qui.
                  Il tema delle imprevidenze è esploso con l’Inpgi, la Cassa dei Giornalisti, complice anche la trasformazione
                  dell’editoria e, prima ancora, la velocità di diffusione delle informazioni. La necessità di trasmettere noti-
                  zie con immediatezza e quindi anche con linguaggi semplificati, attraverso strumenti sempre più avanzati e
                  progressivamente alla portata di tutti, hanno cambiato i mercati della comunicazione, abbassato l’età me-
                  dia di contatto, abbandonato mezzi un tempo ‘di culto’, oramai vintage e affidato ai social network il com-
                  pito di raccontare ognuno con un proprio personalissimo modello, in tempo reale, la vita quotidiana. Me-
                  stieri che un tempo facevano un giornale, sono stati inghiottiti dal processo di digitalizzazione. Di questo,
                  hanno fatto le spese la professione stessa di giornalista e la Cassa di previdenza della categoria.
                  Le professioni sono circoscritte ad ordinamenti superati: quello degli avvocati e procuratori legali è del
                  1874; quello dei giornalisti del 1908; dei medici del 1910; dei notai del 1913. Noi, ingegneri e architet-
                  ti risaliamo al 1923. Ecco, nel 2023 il nostro ordinamento compirà 100 anni. Sarebbe una scadenza im-
                  portante per cambiare il volto della previdenza legata a queste professioni. Altrimenti si parlerà sem-
                  pre più spesso di imprevidenza, ovvero dell’impossibilità di poter esercitare tutele sociali per il futuro
                  dei liberi professionisti. <




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