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Vittorio Gregotti, Lodovico Meneghetti, Giotto Stoppino, Fiera di Novara. Ingresso, 1953. ©Comune di Milano, CASVA
Gregotti prese le distanze dalle teorie e dai la riqualificazione del quartiere milanese Bi-
modelli architettonici dominanti, ereditati dal cocca con la sua Università. Sempre a Milano,
movimento moderno, per ispirarsi alla cultu- nel 1997 Gregotti ha realizzato il famoso Tea-
ra locale e regionale. Ogni edificio deve entra- tro Arcimboldi, mentre a Barcellona ha proget-
re in “vibrazione” con l’ambiente circostan-
te. E per ottenere ciò, il progetto tiene sem-
pre conto della storia del luogo che ospiterà le
sue opere. Nessuna astrazione, quindi. Per-
ché per Gregotti l’architettura è funzionale a
ciò che la circonda o
Gregotti prese le distanze non è. Nei suoi pro-
dai modelli architettonici getti è stato talvolta
dominanti per ispirarsi influenzato dai nuo-
alla cultura locale e regionale vi razionalisti italiani
che avevano indotto
un riorientamento
della creazione architettonica in relazione al
luogo. In ogni caso, il suo approccio all’archi-
tettura ha sempre tenuto conto di due prin-
cipi anti-modernisti: il rifiuto della tendenza
universalizzante del razionalismo moderni-
sta e l’accoglienza delle tradizioni locali nelle
logiche progettuali e costruttive.
Gregotti ha realizzato moltissimi progetti sia in
Italia che all’estero, che sono ancora oggi og-
getto di studio e approfondimento. Tra le ope- Vittorio Gregotti, Lodovico Meneghetti, Giotto Stoppino, Casa
re che hanno riscosso maggiore successo c’è Mira a Romagnano, 1960. ©Comune di Milano, CASVA
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