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Mi incaricò così di realizzare per lui una nuo-
                                                              va sede molto vicina a quella dove ci erava-
                                                              mo incontrati in via dei Maceri la prima volta.
                                                              Fu molto stimolante la progettazione di que-
                                                              gli spazi, in cui i pensieri, le emozioni, gli stati
                                                              d’animo dell’artista si sarebbero trasforma-
                                                              ti nelle parole e nella musica che poi migliaia
                                                              di persone avrebbero applaudito. Ed era ec-
                                                              citante  per me  l’idea che,  seppure  in picco-
                                                              lissima e remota parte, il mio lavoro avreb-
                                                              be contribuito alla realizzazione di molte del-
                                                              le sue composizioni.
                                                              Ci volle circa un anno per realizzare quella se-
                                                              de, che lui disse essere magica, e che ancora
                                                              oggi lo rende orgoglioso di avermi scelto co-
                                                              me suo architetto.
                                                              Mentre il nostro rapporto si andava trasfor-
                                                              mando in un’amicizia che mi rendeva parte-
                                                              cipe di quel mondo creativo che lo aveva fat-
                                                              to diventare un mito per migliaia di italiani di
                                                              ogni età, Vasco mi affidò la ristrutturazione
                                                              della sua abitazione detta “Eremo”. Conobbi
                                                              sua moglie Laura, che mi affiancò nelle scel-
                                                              te più personali e il figlio Luca (creativo quan-
                                                              to Vasco nel mondo dell’immaginario!).
                                                              Io stesso da quegli incontri uscivo con valori e
                                                              trasformazioni che fino a un anno prima non
                                                              erano immaginabili e per questo sento di do-
                                                              vere a Vasco la riconoscenza di avermi fatto
                                                              crescere verso dimensioni nuove e inaspet-
                                                              tate.
                  Foto 2: Casetta Eremo, interno              Intanto l’aspetto e le funzioni abitative della
                                                              casa vennero modificate, adeguate come un
                                                              vestito alla misura di chi l’abitava, come pure
                  tre che scarsamente funzionale e sicuramen-  gli spazi esterni, consentendo a una famiglia
                  te poco efficace per la creatività di un artista.  speciale, libertà e privacy a un tempo.
                  Non era tecnologica, non era bohemien, in-  Le  tante  confidenze  che  Vasco  mi  dedica-
                  somma “non era”!                            va  diventavano  funzionali  a  realizzare  que-
                  Era invece palese la sua necessità di un luogo  gli equilibri ambientali che si riflettevano nel-
                  diverso e stimolante. Fu una lunga chiacchie-  la sua essenziale e sintetica espressività cre-
                  rata che mi permise di focalizzare meglio quel  ativa, capace, con poche e semplici parole, di
                  Vasco che fino ad allora avevo conosciuto so-  raggiungere il cuore del suo pubblico.
                  lo come “personaggio”.                      Poco prima di spostarsi nella nuova abita-
                  Ogni suo “vorrei” esprimeva una esigen-     zione di Bologna, mi fece realizzare una pic-
                  za pratica, ma sottendeva anche un bisogno  cola dipendenza nel giardino: venne un vero
                  emotivo.                                    gioiello (vedi foto 1 e 2 Casetta Eremo).




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