Page 84 - Inarcassa 1_2020
P. 84
terza pagina
so degli anni Trenta, quando importanti com-
mittenze hanno dato vita a progetti imponen-
ti a scala urbana, come la Scuola di Matema-
tica di Roma, 1934, o i due Palazzi Monteca-
tini a Milano, del 1936 e del 1951. La relazio-
ne osmotica tra architettura e natura è esplo-
rata in Abitare la Natura, dove trovano posto i
progetti realizzati lungo le coste del Mediter-
raneo (Villa Marchesano a Bordighera, 1938,
l’Hotel Parco dei Principi di Sorrento, 1959)
per arrivare a progetti più organici e quasi in-
timi, come la casa detta Scarabeo sotto la fo-
glia e la villa per Daniel Koo in California. Si ar-
riva poi agli edifici più noti – documentati nel-
la sezione Architettura della superficie – che
sono espressione compiuta di un pensiero
progettuale che ragiona per piani piuttosto
che per volumi, dove le facciate diventano su-
perfici bidimensionali da bucare e piegare co-
me fogli di carta. Tra questi, la notissima Vil-
la Planchart a Caracas (1953-1957) o l’Istituto
italiano di cultura di Stoccolma del 1958, lavori
che attestano anche la caratura internaziona-
le ormai raggiunta dall’opera di Ponti.
Leggerezza e smaterializzazione degli alzati
caratterizzano la sezione Facciate leggere, con
la Concattedrale di Taranto (1970), il Grande
magazzino de Bijenkorf a Eindhoven, i Palaz-
zi per i Ministeri di Islamabad. La mostra si
chiude con quella stessa suggestione inedi-
ta con cui si è aperta, ossia la città pontiana,
fatta di grattacieli che si sviluppano in altezza
e riducono l’occupazione di suolo per lascia-
re spazio al verde. Questa immagine emer-
ge con forza nelle sezioni Apparizioni di gratta-
cieli e Lo Spettacolo delle Città, ospitate proprio
Gio Ponti. Amare l’architettura. Foto © Musacchio, Ianniello & Pa-
squalini, courtesy Fondazione MAXXI laddove il MAXXI di Zaha Hadid più si riavvici-
na alla sua città, ovvero a ridosso della gran-
de vetrata che chiude la Galleria 5 del Museo
na: le prime domus tipiche milanesi, i proget- per aprirsi verso il panorama della Roma del
ti per La casa adatta esposti a Eurdomus nel Novecento. Accanto ai grattacieli e alla cit-
1970 e, soprattutto, la sintesi di tante rifles- tà, a dimostrazione di un pensiero che spazia
sioni portate avanti nel tempo dall’architet- senza soluzione di continuità dal contesto ur-
to: il suo appartamento in via Dezza a Milano. bano all’ambiente domestico, si trova la rea-
Il percorso continua con un focus sui classi- ding room, che richiama l’interno della casa in
cismi progettuali che Ponti ha avuto nel cor- via Dezza, con la riproduzione del pavimento
82 1/2020 gennaio-marzo

