Page 7 - Inarcassa 1_2020
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editoriale
Giuseppe Santoro
e si dovesse dar retta ai soloni che si aggirano attorno
ad Inarcassa in epoca elettorale, questo editoriale sa-
La macchina S rebbe una pagina bianca. Inarcassa, i suoi amministra-
tori, il personale e gli operatori del settore vengono quotidia-
del fango namente attaccati su tutto e il contrario di tutto.
Deliberiamo un taglio ai tassi di interesse annui da applicare
non sposta voti ai piani di rateazione? Non va bene. Organizziamo un faticoso
roadshow in dodici città, con RBM, per diffondere informazio-
ni sulla polizza sanitaria? Non va bene neanche questo. Faccia-
mo educazione previdenziale? Sui nostri seminari formativi si
riversano gli strali dei candidati, anche se sono cinque anni –
non cinque mesi – che lo facciamo, tanto che abbiamo ormai coperto duecento Ordini in tutta Italia.
La macchina del fango, per sollecitare una generica spinta al cambiamento – che De Gaulle defi-
niva con ironia “Vasto Programma” – interpretando ciascuno a suo modo i consensi espressi dagli
elettori, dice ben poco. Il cambiamento porta lontano solamente se ci si misura con problemi reali,
esaminati in modo obiettivo e non partigiano. È nell’analisi rigorosa, nella discussione anche acce-
sa, che si ritrova l’essenza del lavoro del Comitato. Lavoro che è chiamato a produrre non demago-
gia ma un bene collettivo: la previdenza.
Solamente se sapremo diffondere con convinzione questo spirito, l’utilizzo delle tecnologie di co-
municazione potrà assumere un’autentica valenza di condivisione e democrazia. La Rete offre ac-
cessi preziosi e inedite possibilità individuali di espressione ma anche stimoli all’aggregazione e
manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c’è partecipazione reale, senza i livelli intermedi,
chiamati a gestire ed interpretare l’interesse comune. I delegati non hanno vincolo di mandato: sarà
solo il loro orgoglio ad essere all’altezza di questo grande istituto di democrazia.
Inarcassa va difesa: all’interno e all’esterno, poiché essa rappresenta il futuro di tutti i liberi pro-
fessionisti architetti e ingegneri. In forza di quali attribuzioni un ente pubblico terzo, che dovrebbe
tutelare la pubblica fede, la formazione obbligatoria e il rispetto della deontologia professionale, si
intromette nella definizione della governance di un ente privato previdenziale? Inarcassa va rispet-
tata: prima di tutto da noi Delegati, in ogni luogo, in ogni sede, in ogni momento. Va rafforzata: una
Cassa più solida e autorevole significa architetti e ingegneri che contano di più.
Cambiamo passo, e da subito. Riversiamo le nostre energie nella ricerca delle migliori soluzioni per
il risparmio previdenziale – che nessuno dovrebbe mai chiamare tassa – senza mortificare chi, con
grande difficoltà, rispetta le regole che ci siamo democraticamente dati e chi, pur con altrettanti
sacrifici, non riesce sempre ad ottemperare ai medesimi obblighi. E il nostro compito è quello di tu-
telare i diritti dei primi e sostenere l’impegno dei secondi. <
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